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Scriviamo perchè la vita non basta (F. Pessoa)

Il rumore del nulla

Scritto da: m.pomar il 20 Febbraio 2007


Accadde una mattina di fine inverno.
Si svegliò che gli sembrava un ronzio. Andò sotto la doccia senza farci caso. Si asciugò i capelli, e il rumore del phon non gli fece percepire quello che avvertì dopo.
Il rumore del nulla.
Provò a socializzare la scoperta con la moglie, cercando di non metterla in allarme.
- Tesoro lo senti anche tu?
- Cosa?
- Questo suono.
- Si, è lo stereo della nostra vicina di casa, quella rompicoglioni di una ragazzina.
- No, non quello.
- Caro, prenditi il caffè, forse non ti sei ancora svegliato.
- Davvero non senti questo?
- Questo che? Manlio, mi sembri un po? rincoglionito. Non è che mi fai tutta una caduta? Devo cercarmi un amante?
Come spiegarle il rumore del nulla? Non ci provò neppure, conosceva quell?odioso sarcasmo di Gabriella, e non era in condizione di tollerarlo.
Andò a lavorare, e in macchina non riusciva a concentrarsi. Cominciava a preoccuparsi. Quel suono non lo abbandonava. Non era un sussurro, ne uno stridio, un cigolio, o un ronzio. Era proprio il rumore del nulla. Manlio non sapeva perché e come lo riconoscesse, non avendolo mai udito prima, eppure ne era certo.
Per tutta la giornata non riuscì a combinare niente, testa tra le nuvole e pensieri uno dietro l?altro.
Credette di stare per morire, pensò ad un tumore, alle peggiori conseguenze sul suo timpano. Ma quello che più lo angosciava era la sensazione di vuoto totale che quel rumore gli trasmetteva. Non aveva paura del dolore o della morte, ma solo del nulla.
Millantò un attacco di emicrania a casa per non comunicare con la moglie, e l?indomani si promise di andare da uno specialista.
Il dottor Speciale era il miglior otorino della città. Lo ricevette il giorno stesso in nome della loro vecchia amicizia, sepolta nel frattempo chissà dove.
- Allora, Manlio, il motivo di tanta fretta? Mi devo preoccupare?
- Non so. So solo che sento da due giorni il rumore del nulla.
- Il rumore??
- Del nulla, si. Lo so che mi prenderai anche tu per un pazzo. Ma se non ne parlo con te con chi posso farlo?
- Spiegami bene cosa senti.
- Non lo so. Non posso spiegarti com?è il rumore del nulla. Se lo potessi raccontare non sarebbe il nulla.
- È come un fischio? Come questo?
E mentre lo diceva fece tintinnare un ferretto biforcuto.
- No. È più come?
- Prova a descriverlo. Con parole tue.
- Mi dispiace, Pietro. Non so come dirtelo. Forse ti sto facendo perdere tempo.
- No, affatto. Magari è un periodo di stress particolare. Può capitare, sai?
- Ma cosa, che uno senta il rumore del nulla? Pietro non devi sentirti in obbligo di non prendermi per pazzo.
E perché in effetti non avrebbe dovuto? Manlio non era certo di non esserlo diventato. Ma come spiegare ad un professionista quello che sentiva? Faticava a raccontarlo a se stesso. Il rumore del nulla era sempre più assordante. Era il rumore di tutte le parole non dette, di tutti i baci mai dati, dei bambini mai nati, delle cose non fatte. Era un urlo soffocato, un pianto abortito, una risata tenuta, un pugno non dato. Sentiva il suono delle invenzioni mai realizzate, dei pensieri non pensati, delle cose non scritte e mai raccontate.
Improvvisamente Manlio aveva percepito tutti insieme i suoni mai prodotti, che fondendosi rendevano insopportabile il fragore silenzioso in chi poteva sentirlo.
Già, e perché proprio lui?
E perché solo lui?
A ben vedere non era chiaro neppure se quei suoni gli appartenessero, se richiamassero esperienze mai vissute da lui o da altri.
Fino a quando si disse che le esperienze mai state non ci sono mai state e basta, non hanno certo un mancato padrone.
Provò a coesisterci nei giorni successivi, abituandosi anche ad una forzata convivenza.
C?era quando il rumore del nulla diveniva del tutto insopportabile, un silenzio così assoluto da spaventarlo, e altri momenti nei quali gli sembrava di riuscire a leggerlo, il nulla, a vedere nei meandri di quei silenzi, spezzoni di frasi, significati accennati, perfino mozziconi di suoni ai quali accoppiava visi o immagini frutto della propria fantasia.
Per un certo periodo si convinse di essere stato una specie di prescelto per qualcosa di grande, novello messia dell?arrivo del nulla. Gli succedeva quando alzava un po? troppo il gomito.
Altre volte si lasciava cullare da quel nulla, e stava ore a fissare il soffitto, con un espressione vuota che terrorizzava la moglie.
Capitò che il nulla lo svegliasse in piena notte. Allora in silenzio andava in bagno, dove si faceva uno shampoo nel bidè, perché sua moglie l?indomani non se ne accorgesse.
Il rumore del nulla non lasciò più Manlio. Sua moglie invece si, stanca di quell?improvviso cambiamento di umore, quelle insopportabili e non condivise stranezze che la facevano sentire stupidamente gelosa.
Manlio in effetti custodiva il suo segreto al riparo da chiunque.
Ascoltava ad occhi chiusi il rumore del nulla, avendo imparato a dargli forme, sensazioni, anche se non un nome.
Gli diagnosticarono una forma acuta di depressione, con la quale fu esentato dal lavoro statale con tanto di pensione e altre agevolazioni a cui Manlio non prestò mai attenzione.
Lui provò a raccontare agli specialisti cosa fosse il nulla, la sua spaventosa e immensa e incontenibile grandezza, la sua angosciosa vacuità.
Non fece altro che peggiorare le cose.
Fu ricoverato in una clinica psichiatrica, dove lo imbottirono di farmaci sedanti, che lo facevano dormire venti ore al giorno.
Il resto era buono per sentire il nulla, toccarlo con mano, salvaguardarne il segreto da orecchie indiscrete.
Lui e il rumore del nulla.
L?unico privilegiato.

Risposte a “Il rumore del nulla”

  1.   ally dice:

    Il tuo racconto non ha prodotto “il nulla” anzi…a cominciare dalla scelta del nome del protagonista mi hai evocato una figura, per me importantissima, ora lontana ma incredibilmente dolorosamente sempre presente, poi altre sfumature, l’ascolto del “suono” che solo lui poteva sentire, (anche questo è stato vissuto), il rinchiudersi nel silenzio, l’esonero dal lavoro…insomma tante sfumature che il tuo racconto mi ha fatto ripercorrere a ritroso e che mi ha riportato all’ineluttabilità della vita.
    A.

  2.   Mullet Eye dice:

    Chissà che rumore fa, il nulla. Chissà che l’abbia già sentito e non riconosciuto…

  3.   laura dice:

    la fine non mi piace molto,perchè mi angoscia l’idea che le cose non dette ,i baci non dati,le cose non fatte quindi il rumore del nulla possano essere situazioni che alla fine non attuano un cambiamento in positivo,fatto di speranza a fare ,dire ,dare …ma la persona rimane chiusa nella sua corazza al punto di divenire patologia psichiatrica …io avrei fatto della sua presunta follia il motivo di rinascita…prendere finalmente in mano la propria vita…e magari dare quel bacio negato o trattenuto per blocchi di vita…

  4.   A&D - Magnolia dice:

    Conosco il rumore del nulla, ma non se ne può parlare se no si finisce dritti dritti come Manlio, fatto sta cheriuscire a sentire quel rumore fa parte di una cosa che si chiama empatia, ed allora tutte quelle cose mai dette, mai fatte, mai sentite, mai vissute riempiono il buco nero dell’anima e non c’è rimedio, non c’è modo per svultare il buco nero del nulla
    A&D

  5.   giovannino dice:

    Bravo Marco, anche questa volta sei stato grande!!! Bellissimo racconto, forse il migliore tra quelli da me letti, complimenti!!! A partire dal titolo, passando quindi dal tema e da come hai condotto la descrizione, tutto mi è piaciuto davvero….Spero, per il futuro, che tu mantenga questa vivacità, io ti leggerò sempre volentieri.
    Salud
    Giovannino

  6.   considerovalore.it dice:

    il nulla riesce a starti dentro, a riempirti di fame e sete, di ansie e dolori momentaneamente attutiti, sospesi.
    io l’ho preferito, l’ho amato…amavo qualcosa che c’era, però, che cresceva inesorabilmente, che “siliconava” la campana di cristallo (plexiglass???) che mi stava intorno, un po’ stretta peraltro. e diventa tutto più facile, senza costrizioni nè paure troppo ingombranti. direi rilassate. e lo smacco è soddisfacente. onnipotenza, veggenza, solitudine. solo il tuo letto da non condividere, con vesti bianche dentro e fuori.
    adesso, invece, provo a vivere, cercando di capire cosa val la pena ricordare ed amare.
    penso sia una buona idea, no?

  7.   alcebianca60 dice:

    Ciao,bel racconto,non conoscevo il tuo blog tornerò…

  8.   ontherox dice:

    passavo per un saluto…
    ontherox

  9.   Raffunzo dice:

    Non conoscevo il tuo blog, bello davvero il racconto ci tornero’ di sicuro!

  10.   Tiziana dice:

    Malinconicamente fantastico !!!!
    Toccante..
    Rientra tra i miei preferiti dei tuoi racconti.
    A presto, anche se bellissimo spero di non percepire piu’ questo stato, é come se avesse abitato in te ..STRANO!
    baci

  11.   federico dice:

    favoloso! davvero tanto!

  12.   tizy dice:

    ero troppo curiosa…e ti ho letto…in aprticolare questo racconto..forse mi ha attirato il titolo..io non invidio nessuno..ma per quelli che hanno il dono della scrittura provo grande ammirazione…vorrei avercelo anch’io…è invidia questa…non so?!complimenti sinceri

  13.   Sere dice:

    non ti invidio, l’ho sentito anche io. Di solito, cercavo di non ascoltarlo riempendomi di altri rumori, possibilmente più forti… quando restavo sola la testa mi si ovattava e allora… eccolo là, quasi in agguato.
    Ma on era bello . Ho cercato di tenerlo sempre lontano da me, a volte, però, anche se appena percettibile, lo risento.
    Un bacio e compl.,sei molto bravo a descrivere e a scrivere le cose.

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